{"id":25,"date":"2025-04-05T03:06:01","date_gmt":"2025-04-05T03:06:01","guid":{"rendered":"https:\/\/riccardoronconi.it\/?p=25"},"modified":"2025-04-09T02:57:36","modified_gmt":"2025-04-09T02:57:36","slug":"la-grundnorm-e-morta-viva-la-grundnorm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riccardoronconi.it\/?p=25","title":{"rendered":"La grundnorm \u00e8 morta. Viva la grundnorm"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando Hans Kelsen formul\u00f2 la sua celebre teoria della Grundnorm, lo fece con un obiettivo preciso: fondare un sistema giuridico autonomo, puro, libero da ogni contaminazione etica, politica o sociologica. In un\u2019epoca segnata da instabilit\u00e0 istituzionale e da derive ideologiche, Kelsen propose un diritto che si regge su s\u00e9 stesso, strutturato gerarchicamente e fondato \u2013 al vertice \u2013 da una norma fondamentale presupposta, non scritta, ma necessaria a garantire la validit\u00e0 dell\u2019intero sistema. Una costruzione formale, elegante, coerente. Ma anche, come ogni impalcatura teorica troppo rigida, fragile alle sollecitazioni della realt\u00e0.<br><br>A distanza di quasi un secolo, quella Grundnorm comincia a scricchiolare sotto i colpi di una prassi giuridica sempre pi\u00f9 fluida, di una societ\u00e0 che interpreta e reinventa il diritto in tempo reale, e di una riflessione filosofico-giuridica che si rifiuta di accettare fondamenti metafisici mascherati da razionalit\u00e0 formale. La domanda che ci si pone \u00e8 semplice: pu\u00f2 esistere ancora, oggi, una Grundnorm \u201cfissa\u201d, astorica, immodificabile? O dobbiamo riconoscere che essa \u00e8 \u2013 e deve essere \u2013 una costruzione dinamica, che si aggiorna continuamente attraverso le interazioni tra individuo, norma, istituzione e contesto?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fondamento presupposto: genio e limite della Grundnorm<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019idea della Grundnorm nasce per un\u2019esigenza logica: garantire la coerenza del sistema giuridico. Poich\u00e9 ogni norma trae validit\u00e0 da una norma superiore (in una catena che culmina nella costituzione), serve un ultimo gradino, non ulteriormente fondato, che giustifichi la validit\u00e0 dell\u2019intera gerarchia. Kelsen lo chiama presupposto di validit\u00e0, e lo esplicita con un esempio ormai classico: \u201cLa Costituzione deve essere obbedita\u201d.<br><br>Il punto \u00e8 che questa norma non esiste in alcun documento: \u00e8 una finzione teorica necessaria a far funzionare il sistema. Il suo statuto ontologico \u00e8 problematico: non \u00e8 una norma empirica, n\u00e9 una legge naturale, n\u00e9 un fatto sociale. \u00c8 una convenzione teorica, un atto di fiducia nella stabilit\u00e0 dell\u2019ordine giuridico. Il problema, per\u00f2, emerge quando ci si interroga sulla sua persistenza nel tempo. Kelsen presume che la Grundnorm sia sempre la stessa, finch\u00e9 non subentra una rivoluzione (giuridica o di fatto). Ma la realt\u00e0 giuridica \u2013 come ci insegnano le corti costituzionali, le mutazioni legislative, le interpretazioni giudiziarie e persino le disobbedienze civili \u2013 non cambia solo per salti rivoluzionari, ma anche per continui slittamenti di senso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dalla fondazione alla circolarit\u00e0: critica e superamento della Grundnorm<\/h2>\n\n\n\n<p>Diversi autori hanno colto, da angolature diverse, questa tensione. Hart propone di sostituire la Grundnorm con una rule of recognition, una regola sociale praticata effettivamente da giudici e funzionari. Luhmann liquida la questione come un falso problema: il diritto \u00e8 un sistema autopoietico che si auto-riproduce. Ferrajoli la riconduce a un equilibrio tra legalit\u00e0 e legittimit\u00e0. Dworkin nega ogni fondamento rigido e propone un diritto come narrazione morale coerente.<br><br>Tutti, in modi diversi, portano il discorso su un piano pi\u00f9 processuale, dinamico, storico. Il diritto, oggi, non \u00e8 pi\u00f9 solo un sistema chiuso di norme, ma un organismo in continua rigenerazione, alimentato dalle pratiche interpretative, dalle battaglie culturali, dalle esigenze sociali. La Grundnorm, in questo contesto, appare sempre pi\u00f9 come una reliquia teorica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fondamento che respira: la Grundnorm come entit\u00e0 dinamica<\/h2>\n\n\n\n<p>Ripensare la Grundnorm in chiave dinamica significa concepirla come una norma che vive, muta e si adatta. Non pi\u00f9 presupposto immobile, ma sintesi momentanea di una pluralit\u00e0 di forze: istituzionali, sociali, culturali. La sua validit\u00e0 non \u00e8 garantita dalla logica, ma dalla riconoscibilit\u00e0, dalla prassi condivisa, dalla fiducia collettiva. Ogni azione giuridica \u2013 un giudizio, una legge, una protesta \u2013 contribuisce a ridefinire la norma fondamentale che regge il sistema.<br><br>In questo senso, la Grundnorm si comporta come un\u2019entit\u00e0 quasi ermeneutica: nasce da una precomprensione (l\u2019idea di ordine giuridico), ma ogni nuova comprensione (azione, interpretazione, evento) la modifica. Non c&#8217;\u00e8 circolarit\u00e0 viziosa, ma un circuito evolutivo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quando i fondamenti vacillano: la sfida dei nuovi paradigmi politici<\/h2>\n\n\n\n<p>Oggi, per\u00f2, assistiamo a un fenomeno che merita una riflessione pi\u00f9 ampia: il progressivo disallineamento tra ci\u00f2 che veniva considerato, fino a poco tempo fa, il nucleo minimo condiviso del vivere giuridico e politico, e le pratiche e le ideologie che stanno emergendo nel panorama contemporaneo. Alcune di queste tendenze vengono frettolosamente archiviate come &#8220;destre nazionaliste&#8221;, ma il fenomeno va guardato anche con uno sguardo pi\u00f9 distaccato e sistemico.<br><br>In molti contesti, infatti, si assiste a un rifiuto piuttosto esplicito delle architetture istituzionali sovranazionali, delle logiche redistributive dello stato sociale, del primato della legge, e persino dei codici etici che avevano informato la cultura giuridica del secondo dopoguerra. Non si tratta soltanto di eccezioni o devianze, ma di sintomi di un processo pi\u00f9 profondo: la messa in discussione di quella Grundnorm implicita che aveva sorretto l&#8217;ordine liberale e democratico.<br><br>Che futuro ci attende? Forse ci troviamo in una fase di transizione epistemologica, in cui le basi su cui abbiamo edificato le nostre istituzioni vengono progressivamente erose, per far spazio a nuove sintesi. Potremmo assistere a un ritorno di modelli del passato: stati-nazione forti, protezionismo, identit\u00e0 culturali esclusive. Oppure potremmo vedere emergere un&#8217;integrazione inedita tra passato e presente, tra istanze di sicurezza e valori pluralisti, tra sovranit\u00e0 e interdipendenza.<br><br>In ogni caso, ci\u00f2 che si sgretola non \u00e8 solo un impianto normativo, ma un orizzonte condiviso. E proprio per questo la riflessione sul concetto di Grundnorm, e sulla sua evoluzione, ci appare oggi quanto mai attuale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fondamento come processo<\/h2>\n\n\n\n<p>Ripensare la Grundnorm significa smettere di cercare un principio immobile, e accettare che il diritto si fondi in un processo continuo di riconoscimento, interpretazione e rigenerazione. Il fondamento non \u00e8 dietro di noi, ma davanti: \u00e8 ci\u00f2 che costruiamo insieme, giorno dopo giorno. In questo scenario di instabilit\u00e0, la vera domanda non \u00e8 se il diritto sopravviver\u00e0, ma in che forma e con quali nuove basi.<br><br>La Grundnorm, se vuole continuare a svolgere la sua funzione, dovr\u00e0 accettare di respirare, trasformarsi, e adattarsi. E noi, con essa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un Rant<\/h2>\n\n\n\n<p>Vabb\u00e8, di base \u00e8 un rant pure questo, ma vabb\u00e8 tanto non mi legge nessuno. Per\u00f2, secondo me ha senso, forse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Hans Kelsen formul\u00f2 la sua celebre teoria della Grundnorm, lo fece con un obiettivo preciso: fondare un sistema giuridico autonomo, puro, libero da ogni contaminazione etica, politica o sociologica. <a href=\"https:\/\/riccardoronconi.it\/?p=25\">Continue reading<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":24,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-25","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/riccardoronconi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000076844.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions\/29"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/24"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/riccardoronconi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}